martedì 19 marzo 2019

Letture: "Mia nonna saluta e chiede scusa" Fredrik Backman


" Maud prepara i sogni, perché quando il buio è troppo grande per farcela, e troppe cose si sono rotte in troppi modi perché  si possano riparare, Maud non sa davvero che arma usare se non i sogni.
Quindi fa così.  Un giorno alla volta, un sogno alla volta. Si può pensare che sia giusto e si può pensare che sia sbagliato. E di sicuro  si ha ragione in entrambi i casi. Perché la vita è sia complicata  che semplice. 
Per  questo esistono i biscotti."

Ho scelto questa frase per introdurre il libro. Una frase  che può sembrare incomprensibile, ma che secondo me rappresenta l'essenza del romanzo:  una splendida esperienza di lettura dai toni magici, fiabeschi ma anche molto terreni.

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Parlare di questo libro, finito da pochissimo,  è davvero difficile perché dentro di me appena ho chiuso l'ultima pagina sono esplosi due sentimenti contrastanti:  la tristezza di sentirmi orfana di una lettura meravigliosa, la gioia per aver avuto la fortuna di incontrare questo scrittore e questo libro che si legge tutto di un fiato e le 400 pagine scorrono veloci veloci senza lasciare mai spazio per un pausa.

La voce narrante è quella di Elsa la bambina di quasi otto anni che si ritrova ad affrontare la morte della nonna, una nonna speciale, diversa così come lo è Elsa.
La diversità  e non solo visto che di temi nel romanzo ce ne sono tantissimi, è il tema preponderante del romanzo. La diversità  è sinonimo di speciale. 

La diversità di Elsa che in quanto tale viene perseguitata dai bambini della scuola che lei chiama "Intelligentoni".
"Non c'è niente di male a essere una bambina diversa, la nonna diceva che solo le persone diverse cambiano il mondo!"
"Elsa invece è diversa. E se i superpoteri fossero una cosa normale ce li avrebbero tutti." 

La diversità della nonna: 
"La nonna ha settantasette anni .... Dicono che la nonna sia pazza, ma in realtà è un genio. E' soltanto un pò fuori di testa. Faceva il medico, ha vinto dei premi ... Andava nei posti peggiori del mondo nel momento in cui tutti gli altri scappavano, salvava vite umane e si batteva contro il male in ogni angolo del pianeta. Come  fanno i supereroi. "

"La nonna di Elsa viveva ad una velocità diversa dagli altri. Funzionava in modo diverso. Nel mondo reale nell'ordine, lei era il caos. Ma quando il mondo reale crolla, quanto tutto diventa caos, a volte le persone come la nonna possono essere le uniche che funzionano. Era il suo superpotere."

"Tutti i bambini di sette anni si meritano dei supereroi. E' così e basta. E chi non la pensa così è fuori di testa.
La nonna di Elsa lo dice sempre."

La diversità degli inquilini del palazzo di Elsa, ognuno con il suo superpotere, che potremmo riassumere per noi intelligentoni: ognuno con le sue qualità. 
Con la morte della nonna e per volontà unilaterale della nonna Elsa si trova, senza deciderlo, a seguire una caccia al tesoro. 

Elsa deve consegnare delle lettere ad ogni inquilino dello stabile, in ogni lettera la nonna appunto saluta e chiede scusa. 
Le scuse della nonna sono  legate al suo vissuto e mano mano Elsa scoprirà le diverse  storie reali, intrecciate tra loro  di ogni inquilino. Una serie di scoperte che permetteranno ad Elsa di  ridipingere il quadro della vita della nonna prima della sua nascita e che non la lasceranno indifferente
Il lettore accompagna Elsa in questo viaggio,  mano mano tenendole la mano, standole dietro, osservando con i suoi occhi, ascoltando con le sue orecchie, rimanendo incollato alle  pagine.

E Backman ci regala una storia ed una fiaba, perchè ogni personaggio nella realtà è identificato con un personaggio del mondo fantastico e fiabesco, anzi dei mondi fiabeschi (ben sette)  che la nonna ha raccontato ad Elsa nel corso della sua infanzia attraverso il loro linguaggio segreto.
 Backman è magistrale nel passare  da un piano all'altro: dalla fiaba alla realtà e viceversa: 
" Elsa  non sa se questo significhi che la nonna ha preso   tutte le sue storie dal mondo reale e le ha ambientate a Miamas oppure se le storie di Miamas sono diventate così vere che le creature sono arrivare fino nel mondo reale..."
" Elsa si ricorda che la nonna diceva sempre che "le fiabe migliori  non sono mai del tutto vere e mai del tutto inventare" Era  questo che intendeva dicendo che sfidano la realtà. Per la nonna non esisteva niente che fosse al cento per cento l'uno e l'altro. Le fiabe erano del tutto reali e al tempo stesso del tutto irreali."

La scelta della nonna di  raccontare ad Elsa una fiaba, tante fiabe, un mondo di fiabe come metafora del mondo reale nasce dal fatto che la realtà supera di gran lunga la fantasia e le storture della realtà vissute dalla nonna medico possono essere raccontate ad una bambina solo attraverso le fiabe e forse anche la nonna riusciva a superare  il dolore e la sofferenza della realtà sublimandola con le fiabe per poter continuare ad aiutare le persone nel mondo e non soccombere al dolore ed alla perdita:
"Il più grande potere della morte non è far morire le persone, ma far desiderare a quelle che rimangono di smettere di vivere." 
Ad un certo punto infatti  Backman scrive:
"E' troppa realtà per una bambina di quasi otto anni. Troppa quasi per chiunque di quasi qualunque età".

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Elsa è un personaggio fantastico. 
La nonna è un personaggio fantastico ma   all'inizio non lo avevo compreso perchè le bizzarre trovate della nonna mi lasciavano interdetta, sospesa,  da brava intelligentona non riuscivo a dare un senso a tutti gli "eccessi" della nonna.
Ma  Backman ce lo dice subito, lo spiega con grande chiarezza, nelle primissime pagine del libro:
"La nonna è una di quelle persone che ci si porta in guerra."
"La nonna è al suo fianco. Le impedisce di chiedere scusa. Le impedisce di prendersi la colpa.  La nonna non dice mai ad Elsa di  fregarsene ..." 

E mi chiedevo: come può una nonna portare la nipote, anzi spingere la nipote in guerra con quei coetanei che la perseguitano, sarebbe meglio far finta di niente. 

Poi leggendo il libro  ho compreso, ho capito: la nonna è un personaggio fantastico, lei difende la nipota ma soprattutto la diversità.
E' la diversità che ci rende unici, speciali, supereroi, persone che possono  fare la differenza e se tale diversità viene perseguitata non è possibile stare zitti e subire o peggio fare finta di niente.  
E la nonna non lo fa  mai: "I classici della nonna erano sempre per Elsa"
Tutte  quelle che noi intelligentoni definiamo "bizzarre trovate"   sono fatte dalla nonna con un unico scopo  fronteggiare chiunque o qualunque cosa possa distruggere la diversità, la diversità che ci rende unici. Ad ognuno il suo superpotere che deve essere difeso, custodito, valorizzato, utilizzato. 

" E' davvero impossibile essere furibondi con qualcuno che è pronto a diventare un terrorista per la propria nipote"

Elsa ad un certo punto riconosce che  gli "intelligentoni" ce l'hanno tanto con lei probabilmente perché lei li affronta e non si sottomette, lei protegge la sua diversità e questo lo ha imparato con la nonna.
Del resto la stessa nonna ha dovuto combattere con chi voleva farla fermare, arretrare, smettere di utilizzare il suo superpotere, quello di saper salvare vite umane nel caos e nel buio più profondo. Ed è proprio la mamma di Elsa che le dice:
"La gente non avrebbe mai detto che tuo nonno era un cattivo papà se fosse stato lui a girare il mondo per salare vite invece che tua nonna..."

La nonna ha dovuto lottare anche con il proprio senso di colpa per aver dovuto lasciare la sua unica figlia, la mamma di Elsa, per intraprendere i lunghi viaggi nel mondo nella sofferenza, nella morte perchè lei è un medico e  ha il dovere di andare dove la sofferrenza chiama. 
La nonna e la mamma di Elsa, madre e figlia, due essere così vicini e nello stesso tempo così diversi nel modo di vivere. Una figlia organizzata, pragmatica, terrena,  una madre che sa dare il meglio di sè solo nel caos e che vive apparentemente in modo caotico e quasi fantastico.
Ecco quindi che la caccia al tesoro di Elsa diventa anche il modo con cui la nonna chiederà scusa alla sua unica figlia ed  Elsa lo capisce quasi da subito: 

"Dobbiamo consegnare tute le scuse della nonna per la mia mamma. Perché spero che le ultime scuse siano per lei."


Una storia piena di sorprese, in continuo divenire dove la fantasia e la realtà si intrecciano, dove il mondo fiabesco ed il mondo terreno si alternano continuamente, dove compaiono tanti e diversi personaggi, una storia unica, speciale, fantastica, da leggere. 
Spero che anche voi possiate scoprire Elsa e la nonna ed amarle, come ho fatto io. 
Spero che possiate incontrare la bellezza delle parole di Backman il cui superpotere è  saper regalare al lettore un'esperienza di lettura unica.

E chiuso proprio con le sue di parole:

" Perchè per certi versi si può ben dire che tutto quello che capita alle persone di questa fiaba una volta che è finita è molto complicato, ma per altri versi si può dire che non lo è affatto. Perché la vita è molto complicata e molto semplice allo stesso tempo. Per questo esistono gli  stati di Facebook"


mercoledì 13 marzo 2019

Tombolo aquilano: ancora angolo


Un nuovo angolo, ma questa volta lavorato con l'esterno a ventagli ed anche per i ventagli ho provato una variante: alternanza di ventagli piccoli e grandi.



Visto che l'uso del filato rosso non mi era piaciuto per il precedente angolo ho deciso di utilizzarlo solo per i ventagli, tutto il resto è lavorato con un colore corda sempre filato nr 50.


Ecco le diverse fasi di lavorazione: 



























I punti utilizzati sono oltre ai ventagli esterni, i ragni di diverso tipo come vedete dalla foto a seguire



























La greca che scende in diagonale da un lato e dall'altro dell'angolo; i quadratini lavorati con il mezzo punto centrale, oppure con il giornino centrale





Qui sotto  il modulo centrale composto da quattro ragni"nuovi" nel senso che sono diversi di tutti quelli eseguiti fino ad ora.

Le varianti di ragno sono infinite ed ogni volta che costruisco un disegno  nuovo deve andare a ricontrollare le  schede per ricordarli tutti.




Ed ecco nuovamente  l'angolo completato  smontato dal tombolo ma non ancora liberato dagli spilli.



Per oggi è tutto. Un grazie, come sempre, del vostro passaggio. 


venerdì 1 marzo 2019

Letture: la felicità del cactus Haywood, Sarah



"Credo che la vera differenza tra la mia infanzia e quella di mio fratello sia un'altra: io non sono mai stata amata, lui sì."

Ho scelto questa frase che secondo me racchiude il messaggio di questo libro che si legge velocemente e con piacere.





Trama:
A Susan Green non piacciono le sorprese: vuole avere tutto sotto controllo. Con buona pace di famiglia e colleghi, che la trovano fredda e spigolosa. Ma la vita di Susan è perfetta... per Susan. Ha un appartamento a Londra tagliato su misura per una sola persona, un lavoro che soddisfa la sua passione per la logica e un accordo molto civile con un gentiluomo che le garantisce adeguati stimoli culturali, e non solo, senza inutili sdolcinatezze. Guai perciò a chiunque tenti di abbozzare un maggior coinvolgimento emotivo e di accorciare le distanze: Susan punge, come i cactus che colleziona. Eppure, si sa, la vita sfugge a ogni controllo. E l'aplomb di Susan inizia a vacillare quando deve fare i conti con un lutto improvviso e con la prospettiva, del tutto implausibile secondo lei, di una gravidanza. All'improvviso il mondo sembra impazzito, sia dentro che fuori di lei. Ma proprio quando Susan teme di non riuscire più a fare tutto da sola, riceverà aiuto dalle persone più impensabili. E l'inflessibile femminista di ferro, la donna combattiva e spinosa come i suoi cactus, si troverà a fiorire.




La protagonista Susan Green non si smentisce mai fino alle ultime pagine, rimane fedele a se stessa ed al suo involucro di perfezione. 
Susan Green descrive se stessa e la sua vita come se vivesse dentro ad un'ampolla di vetro dove tutte le emozioni vengono filtrate, appositamente filtrare per non intaccare il flusso  degli eventi che deve rimanere regolare ed immutabile. 
La sua è una vita vissuta da spettatrice nonostante le accadono degli eventi impensabile, che destabilizzerebbero l'esistenza di chiunque: rimane incinta, una gravidanza inattesa  Che Susan affronta  attraverso un'analisi chirurgica fredda e lucida, senza  cadere nella disperazione o nell'euforia:

"...Non pensate che abbia rimandato fino ad ora per vergogna o perché sono in fase di negazione, ma occorre tempo per adattarsi a una situazione nuova: bisogna assimilare i fatti, considerarli attentamente, e poi elaborare un piano d'azione. Ormai avrete capito che sono incinta da poco."  

" Sia ben chiaro che non ho desiderato neanche per un secondo di rimanere incinta. Ho stabilito molto tempo fa che nella mia vita non c'è spazio per un marito e dei figli, perché non  voglio rinunciare alla mia autonomia."
E ancora:
"..il nascituro avrà i miei geni, quindi mi aspetto che si comporti in modo ragionevole. Infine io non ho alcune intenzione di lasciare il lavoro per fare la mamma. Credo che ci siano ottimi asili che accettano bambini anche molto piccoli. Non bisogna far altro che accompagnarli la mattina e poi passare a recuperarli la sera. Al resto ci pensano le educatrici." 

Muore la mamma e lascia un testamento che apparentemente è iniquo  proprio nei confronti di Susan.
Ecco cosa dice Susan quando trova il "giusto" posto al cofanetto con le ceneri della madre:

" Lisciai  le pieghe del divano, spensi le luci e spostai con un piede il mio nuovo fermaporta di legno di quercia lucido per chiudere la porta del soggiorno. Il cofanetto con le ceneri era della misura perfetta, aveva una bella forma, il giust peso e si abbinava a meraviglia con il tavolino da caffè. Mia madre non avrebbe avuto niente in contrario. Era una donna pratica e sarebbe stata felice di rendersi utile."

Ammetto che questa sua distanza e razionale freddezza di analisi per ogni singola cosa che le accade mi ha infastidito e non poco. 
Il suo  interrogarsi su come mai alcuni eventi la toccano, come se non fosse possibile provare emozioni, sentimenti verso gli eventi e verso qualcuno, a tratti mi ha irritato. 
Quando scopre che sentirsi tutte le sere con Rob, un vecchio amico del fratello non è poi così male, giustifica questa suo bisogno come "puro buon senso":

"Da Capodanno aveva iniziato a scrivermi e telefonarmi agli orari più impensati, soprattutto in piena notte.... Il fatto è che in queste ultime settimane di gravidanza, tra mal di schiena, bruciori di stomaco, crampi alle ambe e improvvise corse in bagno, faccio veramente fatica a dormire. Rob invece è semplicemente un animale notturno. Quindi è logico che ci teniamo compagnia per sconfiggere la noia. E' puro buon senso.
A questo punto devo essere onesta: mi piace parlare con Robe, anzi, spesso mi rendo conto che non vedo l'ora di sentrirlo. Le notti in cui non ci siamo sentiti, mi sembrava che mancasse qualcosa. Lo so è strano."

Ma il  suo non sentire nasce proprio da quell'amore mancato e dietro all'amore mancato si nasconde un doppio segreto che l'autrice svela solo nelle ultime pagine del libro.
A mio parere Susan Green non è una femminista, una combattiva,  perché queste due condizioni prevedono che ci sia della passione, un credo forte e pieno verso alcuni valori ed ideali che smuovono l'anima. Io definirei Susan Green una donna anaffettività  e l'anaffettività la rende così com'è.

Ma la Vita non ci lascia mai nello stesso posto e nella stessa posizione per troppo tempo e così partendo dalla necessità pratica di trovare una soluzione al testamento  Susan Green  è costretta ad affrontare la situazione, a muoversi chiedendo, interrogando i suoi familiari e non solo, fino ad arrivare alla verità.

Ed è proprio la verità che le permetterà di prendere consapevolezza, la verità la sveglierà dal torpore dell'anaffettività per portarla verso il sentire ed iniziare finalmente a vivere la Vita.

"All'improvviso il mondo mi sembra più grande e pieno di suoni e colori, molto più di quanto lo fosse appena pochi giorni fa. Ancora non sono certa di aver capito chi sono io in relazione a questo mondo nuovo, ma va bene così."