lunedì 1 luglio 2019

Recensione: "Nel nostro fuoco" M. Chiulli

"Lei gli aveva detto che ogni cosa era possibile, che il dolore poteva anche diventare un bene, il preludio di una trasformazione, che il corpo serviva a proteggere il cuore, perché resisteva ai colpi e alla paura" 

Cosa ne penso:

Ringrazio il blog di Elena Giorgio  "la lettrice geniale", da cui traggo molti spunti di lettura, per avermi fatto conoscere questa autrice perché dopo aver letto la sua recensione ho messo il libro nella lista dei "da leggere" e dopo averlo letto ho inserito Maura Chiulli tra gli scrittori preferiti, tanto che ho già pronto un suo  secondo romanzo. 

"Nel nostro fuoco" è un libro che parla di dolore, di mancanze, di incapacità affettive, ma anche di riconciliazione con noi stessi, di accettazione e superamento del nostro passato, di possibilità. 
Tutto questo può avvenire solo attraverso una catarsi e l'elemento vivo che permette questa catarsi è il fuoco che diventa il protagonista insieme ad Elena e Tommaso, rendendo questo libro magico. 

La scrittura della Chiulli è viscerale, arriva direttamente alla pancia, alle emozioni. 
La scrittrice costruisce delle pagine dove non c'è mai una parola di troppo ed una di poco, fatta eccezione per le ultimissime pagine dove ho trovato troppo visionarie.



Tommaso ed Elena sono sposati e sono due personalità opposte. Ad unirli e dividerli una figlia, Nina, che sembra aver ereditato il peggio di ognuno di loro, che "non ha mai pianto, nemmeno una lacrima, nemmeno una smorfia, una possibilità...Era viva da qualche parte: nella culla, nel seggiolone, nel suo letto, ma poteva anche essere morta"
Nina richiede più amore e più impegno. Né è consapevole Elena che sa di essere una madre "ancora più necessaria e vitale di ogni altra madre". Tommaso invece rifiuta, a tratti nega l'esistenza di Nina e si comporta come i suoi genitori "incapace di offrirsi, di darsi, di mettere la sua vita al servizio di Nina... In breve diventò immobile come sua madre, un fantasma come suo padre" 

Durante la lettura ho vissuto in prima persona tutta la fatica emotiva di  un Tommaso  bambino che non ha voce "quindi non chiede, non soffre perché non grida".  
Un bambino che diventa un perfetto soldatino pronto a fare tutto quello che i suoi genitori gli chiedono, snaturando e tradendo la sua infanzia, la sua giovinezza, diventano adulto prima del tempo tanto da dire a sé stesso che è nato vecchio e tutto nella speranza  di guadagnare l'amore della madre, quell'amore che dovrebbe essere donato senza condizioni. 
Tommaso "continuò a cercare i corpi e le anime di quei due che lo avevano messo al mondo. Disperatamente, con convinzione, ogni giorno sognava di essere visto, autorizzato a vivere, consegnato alla libertà ed alla giustizia." 

Tommaso privato del tempo dei giochi cresce con una bestia interiore, un buco nero, un nodo irrisolto che lo portano ad una vita fatta di continue rese, senza provare neanche ad esserci, a vivere. 
Non prova a lottare contro quelle voci interiori che lo redarguiscono, lo boicottano, lo giudicano, non lo autorizzano mai a vivere, si arrende per l'appunto. 

Solo Elena riesce, per un po', a domare la bestia. 
Elena lotta per Tommaso e poi per Nina con pazienza, con tenacia, con il corpo, con solidità, sa comprendere, capire, perdonare, donare. Per lei "l'esistenza valeva la pena, aveva un peso specifico, una ragione solidissima." 
Solo lei, la donna drago, perché Elena è terrena, è viva, ha vissuto la catarsi sulla sua pelle, una catarsi emotiva e fisica attraverso il fuoco. Perché Elena è un mangiafuoco. 
Tommaso viene rapito da questa donna mangiafuoco durante uno dei suoi spettacoli.

Attraverso i due elementi terreni, il fuoco ed il corpo, custode, avviene la catarsi. 
Con il dolore fisico torniamo nella realtà, ci svegliamo dal torpore in cui cadiamo: "il dolore serviva solo a riportarla alla realtà. Era un bene che ogni tanto si facesse sentire" 

E secondo me  le pagine più originali sono proprio queste dove la Chiulli, mangiafuoco lei stessa, ci rende l'esperienza personale dell'incontro fuoco e carne che porta la trasformazione attraverso l'esperienza del sentire i nostri dolori.

A voi la scelta di scoprire e di vivere l'esperienza del fuoco catartico attraverso le splendide pagine della Chiulli. 

venerdì 28 giugno 2019

Rubrica "Ci provo con "leggo : Di Nessuno

Oggi partecipo per la prima volta alla rubrica "Ci provo con..." ideata da Chiara del blog "La lettrice sulle nuvole"  e sono felice ed emozionata. 
 Una rubrica a cadenza mensile in cui si legge un autore o un'autrice per la prima volta.




Per l'occasione ho scelto un libro di un'autrice che non conoscevo  e contemporaneamente mi sono cimentata con la lettura di un racconto perchè  io non  ne leggo quasi mai per il semplice preconcetto che secondo me non si può raccontare una bella storia, una storia compiuta  in poche  pagine. 
Ebbene la rubrica "Ci provo con..." Mi ha permesso di  cambiare idea perché questo racconto è ben costruito e nelle 140 pagine ci dice tutto quello che dobbiamo sapere su Elisa, la protagonista. 
È c'è un altro aspetto positivo: i racconti si leggono in un girar di pagina, un paio di giorni e la storia appartiene al lettore.

La trama qui




Cosa ne penso

Lo stile della Mangiapelo è diretto, chiaro, immediato, periodi corti che permettono un veloce susseguirsi degli eventi. 
Elisa ha una famiglia, un marito, due figli che ama e che probabilmente sono l'unico elemento che ogni tanto la portano a riflettere sulle sue azioni ma che non le impediscono di buttarsi in una relazione extraconiugale con Alessandro che fagociterà tutto il resto. 
Del passato di Elisa e di Alessandro ci vengono dati pochi flash, qualche ricordo che bastano a spiegare al lettore le basi da cui nascono le azioni distruttive di entrambi e soprattutto di Elisa.

In alcuni momenti ho avuto la voglia di entrare nelle scene per scuotere e far ragionare Elisa, mi ha fatto rabbia questo suo non voler vedere, anzi giustificare i comportamenti di Lorenzo ed anche se stessa .
In altri sono stata piacevolmente rapita dalla carica erotica degli incontri di Elisa e Alessandro anche questi ben descritti dalla Mangiapelo.
In mezzo a queste due opposte sensazioni mi sono chiesta: dove sta il limite, la linea di demarcazione che ci permette di non perdere la dignità e l'amore per noi stessi?
Elisa in alcuni, brevissimi istanti si rende conto di aver superato ampiamente quel limite ed afferma: "È tutto sbagliato".
Ma è un lampo, un batter d'ali a cui non rimane aggrappata e continua a cadere, giù nel bisogno di essere desiderata, voluta, nel bisogno distruttivo di "non fare la cosa giusta" mentre si ripete la frase che le dicevano da bambina: "Elisa fai la cosa giusta. Elisa fai la cosa giusta..."


Elisa non è di nessuno, come dice lei stessa:

"Questo è un anello. E gli anelli formano le catene. Ti senti ancora così libera?
Elisa l'aveva guardato, trovando nei suoi occhi la sfida e il desiderio di ferirla. Poi con un gesto veloce si era sfilata l'anello dal dito e se lo era messo in tasca. Gli aveva sorriso, mostrandogli la mano aperta, e gli aveva ripetuto:" Io non sono di nessuno".

Questo non vuol dire che sia libera, anzi tutt'altro. Scorrendo le pagine ci si rende conto che Elisa è schiava di se stessa. La sua catena è interiore e non basta togliersi un anello per cancellarla. La catena che la blocca sta nella deviazione affettiva che la rende dipendente, in questo caso di un uomo.
Ma attenzione non è un libro sul femminicidio, come si potrebbe pensare dalle premesse, come io stessa ho pensato ad un certo punto. Tutt'altro. 

Il racconto si chiude con un epilogo affatto scontato che mi ha lasciato una  sensazione di sconfitta ed un senso di ineluttabilità unito ad una malinconia latente. 
Un libro che mi ha fatto scendere nel mistero dell'animo umano, nell' incomprensione emotiva, nell'azione che è a volte negazione di se stessi, un libro che emozionandomi ho apprezzato. 

Ed ecco gli altri blog che partecipano alla rubrica andate a curiosare:

giovedì 13 giugno 2019

Letture: "Fedeltà" Missiroli Finalista alla LXXIII edizione del Premio Strega

"Con lui aveva intuito che l'infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa."





La frase che ho scelto per riassumero il libro è quella che di colpo ha spostato il mio punto di vista: Missiroli non ci parla solo della fedeltà nella coppia, come sarebbe facile pensare, ma anche e soprattutto della fedeltà o infedeltà verso noi stessi.  La fedeltà o infedeltà, sono le due facce della stessa medaglia con cui devono fare i conti i personaggi del romanzo,  scavando, ognuno a suo modo nelle intenzioni, nei desideri, nei pensieri, nelle contraddizioni delle loro vite.
La prima cosa che mi ha colpito  è la struttura del romanzo. Missiroli divide la storia, le 224 pagine, in due parti. Due parti divise da una pagina bianca e da  nove anni di differenza. Se all'inizio questa struttura mi ha un po' spaventato poi l'ho apprezzata. I personaggi raccontano ognuno il proprio mondo in una continuità di pensieri, azioni, sentimenti che si susseguono, si intersecano tra di loro come un reticolato di strade. Il presente ed il passato di Margherita e Carlo, di Andrea, di Anna, di Sofia si sovrappongono, si incontrano, si susseguono, impossibile dividere il flusso in capitoli.


Tutto prende avvio dal "malinteso" così viene chiamato l'evento che coinvolge Carlo scoperto al bagno dell'Università con un'alunna in atteggiamenti equivoci. Nel corso della storia questo malinteso diventerà "paturnia, sospetto, incomprensione". L' elemento costante che mi ha fatto riflettere durante tutto il romanzo è che nonostante gli eventi non viene mai messo in discussione l'amore che Carlo e Margherita provano l'uno per l'altra, la sintonia dei loro corpi che sanno viversi.

Margherita dice: "Del resto, cosa avrebbe tolto un corpo nuovo al suo matrimonio? Quanto detestava la psicologia da due soldi: riportare il tradimento all'infelicità." Carlo dice: "Margherita era la felicità, lui lo avvertiva con certezza. Ma ora avvertiva anche una zona Franca venuta a delimitarsi in modo insolito, capriccioso, inconfutabile... Si era domandato se il fattore scatenante fosse una stanchezza del suo matrimonio, era arrivato alla conclusione di volerla finire con questa storia della compensazione affettiva. "



 




Margherita è una donna che sa ben agire nel suo lavoro di agente  immobiliate, ma che spesso si ferma, prende il telefono e chiama Carlo per essere rassicurata, per essere guidata, come faceva il padre che la riportava sulla giusta rotta. Quando il treno della sua vita poteva deragliare il padre l'ammoniva dicendo:"fai lo scambio giusto per te." Anche se "lo scambio giusto per lei era sempre stata la direzione degli altri". Margherita comprende quanto un desiderio inappagato può rimanere nel presente costantemente e quanto invece il contrario porta sazietà, compiutezza: "l'infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa."

Carlo è il personaggio in cui ho trovato più contraddizioni. È capace di rassicurare ma non sa rassicurare se stesso, vive di lavori precari e fino alla fine sarà alla ricerca di una stabilità.  Carlo da la rotta a Margherita, ogni volta che lei né ha bisogna, ma non sa darsi una rotta. Di lui sappiamo che: "del futuro con Margherita non aveva mai dubitato" lei lo rende felice, ma scopre dentro di sé una zona dove il desiderio va oltre il matrimonio. Un uomo incompiuto  come lo definisce il padre: "un figlio con l'indole della rinuncia: il capitale ad alto rischio" che diventa ciò che vede il padre, perché spesso noi siamo il riflesso dei nostri genitori. 
Che vive godendo dell'immaginazione, "lui era questo, fermarsi l'attimo prima, questo godere delle immaginazione, lambire le rese dei conti e rifugiarsi subito nel focolare domestico."


Intorno a loro gli altri personaggi.  La mamma di Margherita, Anna, che ho amato, anche lei alle prese con interrogativi, desideri mancati ed appagati da altro, riflessioni sulla vita che è stata e su un matrimonio consumato, la figura con meno contraddizioni che in una delle tante riflesdioninafferma: "i matrimoni possono essere fastidiosi". 

Andrea, il fisioterapista,  che per me è stata la figura più inquietante, ma anche quella verso cui ho provato tanta tenerezza. 
Sofia, la giovane ragazza protagonista del "malinteso" con un trauma familiare, complessa e contraddittoria nella sua giovane età. 
Ed una casa, la Concordia, voluta, desiderata, comprata, uno spazio di 120 metri quadri che fa da sfondo e che diventa anch'essa, in qualche modo, protagonista.

Ho molto apprezzato il romanzo di Missiroli, sia per lo stile che per i temi che affronta, che inevitabilemte portano a porci domande.

Alla fine credo che le storie di Anna, Carlo, Margherita, Sofia sono un inno alle contraddizioni che ognuno di loro è ognuno di noi si porta dentro.