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venerdì 9 agosto 2019

"La botanica delle bugie" Elisa Casseri - Premio biblioteche di Roma 2019 - sezione narrativa



"E poi sii  grafite, aragonite, zircone, sii China Martini oppure sii uno che vuole stare da solo. Sii una vecchia bulimica, un padre perfetto, un separato mai divorziato che ama sua moglie o uno che è capace di amare solo se stesso, sii quello che ti pare, non importa, basta che ti scegli una forma e che le dai fiducia"


Cosa ne penso

La scelta di questo libro è stata "casuale" nel senso che era l'unico libro disponibile tra i 12 candidati del "Premio Biblioteche di Roma 2019-20"  che sono messi a disposizione del Circolo di Lettura presso la   biblioteca Franca Basaglia di cui faccio parte.

Parlare di questo libro non è facile perché durante le 300 pagine ho avuto sentimenti contrastanti.
Leggere "La botanica delle bugie" richiede una chiave di lettura. Una volta che si è compreso come funziona allora se ne può apprezzare anche la lettura. 

Tutto quello che ho provato prima della scoperta è stato fastidio e voglia di capire. 
Fastidio perché la Casseri srotola la storia dei quattro personaggi, Nicola, Quirino, Caterina, Giorgio, in un arco temporale che va dal 1993 al 2018, dall'amicizia che inizia da bambini alla maturità, senza consequenzialità utilizzando  tecniche narrative diverse: in prima persona, in terza persona, il racconto corale, spiazzandomi. 

Finché non ho scoperto la chiave ho provato una forte indisposizione per il modo in cui viene trattato il lettore all'inizio di ogni capitolo dove non si riesce a capire chi sta parlando o di chi si sta parlando. Questa scelta della scrittrice obbliga il lettore, almeno a me è successo così, a tornare indietro per rileggere le pagine e riuscire a dare il giusto posto agli eventi ed ai personaggi.
Nello stesso tempo, visto che sono una  lettrice testarda e odio lasciare i libri a metà, la voglia di trovare il perché di queste scelte, mi ha spinto a proseguire nella lettura.
Ed ecco che la tenacia mi ha premiato, scoperta la chiave sono riuscita a leggere la restante metà trasformando il fastidio e l'indisponenza in empatia e desiderio di leggere e leggere per arrivare alla fine. Ho instaurato quel rapporto intimo e personale, speciale con il libro, che voi lettori conoscete bene. 

La Casseri struttura il romanzo in quattro fasi, legate alle fasi di crescita delle piante. All'interno di ogni fase ci sono quattro capitoli in cui ognuno dei quattro personaggi o più di uno narra le sue false verità e tutto viene organizzato e ripetuto secondo una sequenza sempre uguale. Ma non voglio svelare  nulla di più, nel caso qualcuno di voi decidesse di leggerlo.


Nicla, Quirino, Caterina e Giorgio,   sono un noi, un ingranaggio complesso fatto di amicizia, amore, gelosia, incomprensione, bugie, verità, fatto di genitori, schemi, giudizi. Ma sono anche e soprattutto un io, individui  che alla fine  ammettono, ognuno a suo modo, di non aver mai scelto la loro amicizia, ci si sono ritrovati dentro,  di  non aver scelto la relazione in cui si trovano, di aver lasciato che le scelte fossero dettate da altro. 

Il problema di tutti i personaggi è di non saper scegliere, non sapersi dare una forma, una qualsiasi, non sapersi riscattare, affrancare, definirsi e così all'interno del noi formato dalla loro amicizia ognuno prenderà una strada non scelta, ognuno vivrà secondo una bugia raccontata agli altri ed a se stessi. 

E cosi abbiamo Nicla, a cui piace Quirino ma che  avrà un figlio, da giovanissima, con Giorgio. 
Che vive con una profonda perdita: il padre scappato e mai più tornato di cui scoprirà il segreto solo dopo la sua morte. Che non riuscirà a portare a compimento gli studi, che non vuole essere come la madre e la nonna, con cui vive,  ma che alla fine ripercorrerà le stese orme, che si vergogna di ciò che ha e di ciò che è. Che si sente continuamente in errore, l'errore per ciò che accade intorno a lei.
"Sei tutte queste ombre che non riescono a rimanere della loro forma intanto che il giorno procede per la sua strada" 
"Esiste una sola forma di difesa da questo senso di abbandono, dall'essere preda continua delle scelte degli altri su di te, un'unica maniera per non sentirsi costantemente soli ed è di decidere di esserlo: la solitudine consapevole come tentativo di equilibrio. "
L'amicizia adolescenziale con Caterina, che invidia e Quirino, sembra temporaneamente riscattarla dalla condizione  di isolamento. 

Abbiamo Quirino sposato con Caterina,  a cui piace Nicla. 
Indolente, fedifrago che deve affrontare la morte improvvisa del padre, poco dopo la morte della madre Viola, con cui non parlava da quasi un anno ed i segreti portati alla luce dopo  tale perdita. Che ammette di essere sempre stato con Caterina, da quando erano piccoli e quindi probabilmente di non averla scelta. Che dopo la morte del padre cade in un immobilismo 
"Mi sembrava un suicidio cercare di cambiare, impegnarmi per essere decisionale, vivace, un osservatore attento e suscettibile. Ho sempre lasciato che i miei rapporti andassero così come dovevano, senza mai strappare o ricucire, senza salvare o abbandonare" 


C'è Caterina che sembra avere il ruolo migliore, scelta da Nicla, scelta da Quirino e scelta da Giorgio ma che si scoprirà anche lei vittima delle sue stesse bugie.

Ed infine Giorgio di cui ci viene detto poco, l'unico a non avere un capitolo dedicato, che si ritrova padre troppo giovane ed innamorato di Caterina. 

E poi c'è tutto il mondo che li circonda: Rita la mamma di Nicla, Maria la nonna, Andrea la figlia di Nicla; Viola la mamma di Quirino ed il padre.


Le pagine descrivono con un ritmo serrato  la complessa relazione di ognuno con l'altro. Una disamina senza fronzoli e abbellimenti. 
E forse le scelte tecniche della Casseri, che ho pienamente apprezzato chiusa l'ultima pagina, servono per restituire al lettore un  racconto corale, un affresco di vite che si appartengono: "il fuoco della nostra famiglia non è mai stato la capacità di resistere, anzi: siamo, più, gente che si appartiene, spesso senza saperlo, a volte senza volerlo, ma più di tutto senza preoccuparsene

Interessante il concetto del noi che viene offerto sotto diverse prospettive: c'è il noi di Nicla e Caterina amiche, nemiche; c'è il noi di Quirino e Giorgio amici ma mai fino in fondo; c'è il noi di Caterina e Quirino che fallisce; c'è il noi di Nicla e Giorgio anche questo destinato a fallire ma che ha creato Andrea la loro figlia. C'è il noi di Caterina e Giorgio che potrebbe funzionare ed il noi, forse, di  Nicla e Quirino.

Ed infine c'è il non noi: "Non c'è mai stato nessun noi, per noi: ci sono sempre stati un sacco di io e un sacco di tu, troppi lei, tantissimi lui, molti voi, bperfino qualche loro, ma non c'e mai stato nessun noi" 

Ho trovato la scrittura  e la costruzione del romanzo geniale. 
Un libro che non consiglierei a tutti ma che lascerà il segno a chi deciderà di leggerlo. 


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